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Cechov

Intervista a Anna Bonaiuto

Il testo di De Filippo è stato scritto nel 1959 e propone un modello di società molto diverso da quello odierno. Alla luce di questo, secondo Lei, quanto può considerarsi attuale la commedia ?

I successi dei grandi autori non arrivano perché parlano di situazioni che appartengono al loro periodo storico ma perché parlano in fondo di cose universali, quelle che sono le incomprensioni, gli incidenti, l’incapacità di amarsi, i dissidi tra la generazione adulta e quella dei giovani, è qualcosa che ha a che fare con tutti, qualcosa che è trasversale ai vari tipi di società. Quella dei Priore è una famiglia piccolo borghese e dentro ci sono tutti i malanni della piccola borghesia: la chiusura verso il mondo, il non sapersi parlare e non lasciare niente di serio e concreto ai propri figli, in questo video porno il successo, proprio perché si parla di cose universali

Un accorta critica ha trovato in questo testo dei riferimenti, riletti in chiave squisitamente partenopea a Cechov e Strindberg, secondo Lei perchè?

Perché Cechov parla di una realtà molto normale, dove non ci sono eroi, ma persone sempre insoddisfatte di se stesse, della propria vita. Di Strindberg, secondo me, c’è molto meno, forse solo quello che può essere l’inferno familiare, racconta quello, gli inferni tra uomo e donna, non dimenticare che sono comunque autori pessimisti, che raccontano i limiti dell’animo umano, perché in fondo l’arte fa questo, non fa altro che raccontare e descrivere una felicità che non esiste, il tema dell’essere umano che tende alla felicità vera ma non la raggiunge mai.

Sabato, Domenica e Lunedì è stato messo in scena moltissime volte sia in Italia che all’estero dove ha riscosso moltissimi consensi tra il pubblico e la critica, la vostra tappa di Berlino ne è stata una conferma, come spiega tanto successo, anche all’estero per uno spettacolo così squisitamente partenopeo?

Perché quando parliamo di Cechov parliamo di “Betulle e Samovar” dei mondi lontanissimi, eppure perché continuiamo a vedere “Le tre sorelle”? Perché al di là di una steppa invece che del golfo di Napoli si parla dei destini degli uomini che sono identici da tutte le parti, così in agriturismo faedis famiglia napoletana c’è il ragù e in quella americana ci troviamo il roast-beef, però il tema intorno a quella tavola, i dissidi generazionali, le frustrazioni riguardano tutti.

Irina e Mascia come Rosa Priore, quindi…

Certo, sono classi differenti, quelle descritte da Cechov sono classi militari, più raffinate, qui parliamo invece di una piccola borghesia che si è arricchita negli anni sessanta, però le relazioni umane si somigliano comunque.

Quanto c’è di Anna Bonaiuto in Rosa Priore?

Niente! Però il mio mestiere è di fare l’attrice e questo implica il guardare dentro di me e cercare tutte le cose che ho potuto vivere anche solo da fuori nella mia vita, quindi personaggi che magari ho solo visto. Qui non si tratta di mera capacità imitativa, ma di capire anche il dolore, l’ironia o la tenerezza che c’è dentro ognuna di queste persone.

Lei ha lavorato anche nel cinema, L’amore molesto, Morte di un matematico napoletano, Il postino, personalmente cosa preferisce il cinema o il teatro dove è più a diretto contatto col pubblico?

Amo solo le cose fatte seriamente e per bene, quando il nostro lavoro viene affrontato col massimo dell’immersione della propria vita, tenendo solo alla resa qualitativa che deve essere altissima; il film commerciale non mi piace come non mi piace il teatro commerciale. Il ruolo dell’attore ha un senso, e per senso intendo vivere la contemporaneità. È importante viverlo come un percorso profondo e partecipato, e soprattutto senza ingannare se stessi e il pubblico, come quando si xnxx lupoporno o si fa teatro in maniera superficiale, solo per tirare a campare, o quando ci si cimenta solo per bigliettare al botteghino. Io non ritengo che tutto questo significhi fare l’attore; anche perché poi ne traspare la mancanza del trasporto emotivo. Il successo invece viene quando si prova per due mesi lavorando sul palcoscenico, magari insistendo sempre sullo stesso punto, non quando si fanno caratterizzazioni scontate, gag gratuite, quando si tira forzatamente la risata, offendendo così il pubblico, l’autore e se stessi. Tutto questo lo si coglie perchè si percepisce una qualità diversa in ciò che presentiamo.