Blog di Arte, Teatro e Cinema
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Alcuni laboratori a cui ho partecipato

Ostinati Officina Teatro, nel solco dell’attività già intrapresa nella stagioni autunno e inverno trascorsi, organizza e promuove una settimana di Vacanza-Studio in Sicilia, nella stupenda cornice di Masseria degli Ulivi, un complesso AgriHotel situato in una delle più belle zone del sud est isolano, immerso nella natura soleggiata che evoca divinità pagane e fascinose, dotato di confort e servizi di alta qualità. Il workshop di lavoro occuperà sette ore di lavoro giornaliero per sette giorni, compresa una presentazione pubblica. Il resto del tempo potrà essere dedicato al lavoro individuale, al relax, al turismo (a pochi chilometri Noto, capitale del barocco, Siracusa ellenica con la sua valle archeologica, la Riserva Naturale di Vendicari e molti altri luoghi d’interesse naturalistico e culturale) in assoluta autonomia.

Direzione dello Studio, Drammaturgia e Regia di
Francesco Randazzo

Trainer Movimento: Dario La Ferla
Attore Assistente:Junio Ambrogio

Consulente Musicale: Calogero Giallanza

Sede dei lavori: Masseria degli Ulivi (AgriHotel ***, con parco e piscina), Villa Vela, Noto (SR).

Esistenza e Follia
L’insostenibile leggerezza dell’essere in Cechov

Partendo dal racconto Reparto n°6 che fornirà la base contestuale del lavoro, si comporrà una drammaturgia di personaggi tratti dalle opere teatrali e narrative di Cechov, per costruire un ospedale popolato di personaggi ammalati di vita, aspirazioni, amore, passioni, dolore, sensi. Lo Studio s’incentrerà su un approccio non convenzionale e totalmente al di fuori dai cliché che si sono ormai depositati intorno a questo grande autore. Un ulteriore sottotitolo potrebbe essere: oltre una visione stanislavskiana di Cechov.

La bibliografia dei brani verrà data ad ogni partecipante all’atto dell’iscrizione.

È comunque consigliata la lettura dell’opera cechoviana in generale e una attenta lettura del romanzo di Milan Kundera “L’insostenibile leggerezza dell’essere”, per garantire a tutti un conoscenza comune dei temi che verranno trattati.

Lo studio avrà finalità esclusivamente laboratoriale e non di spettacolo in questa fase.
La sera dell’ultimo giorno verrà comunque svolta una presentazione pubblica del lavoro svolto.

Successivamente, a Roma, si svolgerà un altro workshop che porterà alla realizzazione di uno spettacolo. I partecipanti al workshop in Sicilia, se daranno adesione preliminare ad ambedue i laboratori avranno una riduzione di costo sul secondo.

Lo Studio è multietnico, multirazziale, multilinguistico, sono ammesse ed è previsto oltre all’italiano anche l’uso dell’inglese, francese e spagnolo, è pertanto auspicabile l’adesione di partecipanti di qualunque nazionalità.

Il workshop è rivolto a: attori ed attrici (con almeno due anni di formazione professionale), studenti universitari Dams (con esperienze di laboratori e stages teatrali o spettacoli professionali), diplomati delle Accademie di Belle Arti, italiani e stranieri.

Il workshop non è rivolto a principianti e/o aspiranti attori.

Si accede al workshop previo colloquio e invio curriculum.

Il costo del workshop è di 650 euro. Tale costo include:
– Ospitalità nell’AgriHotel Masseria degli Ulivi in ampie e confortevoli camere a 3/4 letti, con bagno, prima colazione e cena.
– Workshop (studio, prove e presentazione pubblica)

Sono esclusi i viaggi, gli spostamenti in zona, gli extra.

Ostinati Open Studio

Il Progetto:

Studi su testi e letterature, incontri, readings, eventi aperti al pubblico: questi gli obiettivi del progetto che si propone di aprire uno spazio di studio attivo per gli operatori teatrali, con frequenza di cicli periodici e continuativi (minimo un mese; tre giorni a settimana), allo scopo di attivare ricerca teatrale su testi, metodi e argomenti teatrali e/o letterari, allo scopo di sviluppare le capacità creative e di esplorazione dei partecipanti, non in termini di scuola teatrale ma di officina di teatro, spazio di ricerca, sperimentazione e realizzazione, allo scopo di presentare dei veri e propri studi aperti al pubblico, punto di indispensabile meta e confronto nella direzione di una ricerca sempre tesa alla creazione di “fatti” teatrali.

Parallelamente avverranno studi, readings e conferenze di artisti, teatranti e personalità della cultura, cui seguiranno confronti e dimostrazioni sul loro lavoro.

Un percorso formativo di ricerca e sperimentazione per attori già diplomati, ma anche altre e varie figure del teatro che avranno modo di lavorare in una palestra formativa, sistematicamente e programmaticamente aperta ad un pubblico di addetti ai lavori e non.

Avvertenze:

La direzione si riserva insidacabilmente il diritto d’ammettere o meno ciascun candidato/a, in base a valutazioni non soltanto artistiche ma d’equilibrio compositivo del gruppo rispetto al progetto di lavoro previsto.

I posti disponibili sono limitati, (max 15) oltre il numero previsto per ogni singolo workshop, le iscrizioni verranno chiuse.

Le date sono suscettibili di eventuali variazioni che saranno comunque comunicate ai candidati/partecipanti entro l’inizio dei lavori o in corso d’opera con preavviso settimanale.

Cechov

Intervista a Anna Bonaiuto

Il testo di De Filippo è stato scritto nel 1959 e propone un modello di società molto diverso da quello odierno. Alla luce di questo, secondo Lei, quanto può considerarsi attuale la commedia ?

I successi dei grandi autori non arrivano perché parlano di situazioni che appartengono al loro periodo storico ma perché parlano in fondo di cose universali, quelle che sono le incomprensioni, gli incidenti, l’incapacità di amarsi, i dissidi tra la generazione adulta e quella dei giovani, è qualcosa che ha a che fare con tutti, qualcosa che è trasversale ai vari tipi di società. Quella dei Priore è una famiglia piccolo borghese e dentro ci sono tutti i malanni della piccola borghesia: la chiusura verso il mondo, il non sapersi parlare e non lasciare niente di serio e concreto ai propri figli, in questo video porno il successo, proprio perché si parla di cose universali

Un accorta critica ha trovato in questo testo dei riferimenti, riletti in chiave squisitamente partenopea a Cechov e Strindberg, secondo Lei perchè?

Perché Cechov parla di una realtà molto normale, dove non ci sono eroi, ma persone sempre insoddisfatte di se stesse, della propria vita. Di Strindberg, secondo me, c’è molto meno, forse solo quello che può essere l’inferno familiare, racconta quello, gli inferni tra uomo e donna, non dimenticare che sono comunque autori pessimisti, che raccontano i limiti dell’animo umano, perché in fondo l’arte fa questo, non fa altro che raccontare e descrivere una felicità che non esiste, il tema dell’essere umano che tende alla felicità vera ma non la raggiunge mai.

Sabato, Domenica e Lunedì è stato messo in scena moltissime volte sia in Italia che all’estero dove ha riscosso moltissimi consensi tra il pubblico e la critica, la vostra tappa di Berlino ne è stata una conferma, come spiega tanto successo, anche all’estero per uno spettacolo così squisitamente partenopeo?

Perché quando parliamo di Cechov parliamo di “Betulle e Samovar” dei mondi lontanissimi, eppure perché continuiamo a vedere “Le tre sorelle”? Perché al di là di una steppa invece che del golfo di Napoli si parla dei destini degli uomini che sono identici da tutte le parti, così in agriturismo faedis famiglia napoletana c’è il ragù e in quella americana ci troviamo il roast-beef, però il tema intorno a quella tavola, i dissidi generazionali, le frustrazioni riguardano tutti.

Irina e Mascia come Rosa Priore, quindi…

Certo, sono classi differenti, quelle descritte da Cechov sono classi militari, più raffinate, qui parliamo invece di una piccola borghesia che si è arricchita negli anni sessanta, però le relazioni umane si somigliano comunque.

Quanto c’è di Anna Bonaiuto in Rosa Priore?

Niente! Però il mio mestiere è di fare l’attrice e questo implica il guardare dentro di me e cercare tutte le cose che ho potuto vivere anche solo da fuori nella mia vita, quindi personaggi che magari ho solo visto. Qui non si tratta di mera capacità imitativa, ma di capire anche il dolore, l’ironia o la tenerezza che c’è dentro ognuna di queste persone.

Lei ha lavorato anche nel cinema, L’amore molesto, Morte di un matematico napoletano, Il postino, personalmente cosa preferisce il cinema o il teatro dove è più a diretto contatto col pubblico?

Amo solo le cose fatte seriamente e per bene, quando il nostro lavoro viene affrontato col massimo dell’immersione della propria vita, tenendo solo alla resa qualitativa che deve essere altissima; il film commerciale non mi piace come non mi piace il teatro commerciale. Il ruolo dell’attore ha un senso, e per senso intendo vivere la contemporaneità. È importante viverlo come un percorso profondo e partecipato, e soprattutto senza ingannare se stessi e il pubblico, come quando si xnxx lupoporno o si fa teatro in maniera superficiale, solo per tirare a campare, o quando ci si cimenta solo per bigliettare al botteghino. Io non ritengo che tutto questo significhi fare l’attore; anche perché poi ne traspare la mancanza del trasporto emotivo. Il successo invece viene quando si prova per due mesi lavorando sul palcoscenico, magari insistendo sempre sullo stesso punto, non quando si fanno caratterizzazioni scontate, gag gratuite, quando si tira forzatamente la risata, offendendo così il pubblico, l’autore e se stessi. Tutto questo lo si coglie perchè si percepisce una qualità diversa in ciò che presentiamo.